Scrive Henry Swinburne (Bristol 1743, Trinidad 1803), scrittore e viaggiatore Britannico:

“…Nei pressi di Otranto la campagna, fitta d’aranceti, assunse un aspetto più gradevole. Un fiumicello che si getta in mare proprio sotto le mura conserva tuttora l’antico nome di Idro.

Otranto è piccola, sulla cima di un colle, e conta non più di tremila abitanti. Possiede un porticciolo discreto, che in verità, dovrebbe attirare qui un maggior numero di persone, poiché non v’è porto su questa costa in posizione altrettanto comoda per il traffico con la Grecia. In questo punto l’Adriatico è largo soltanto sessanta miglia. Sono salito in cima a una torre per vedere i monti dell’Epiro, ma una leggera nebbia sospesa sul mare lungo l’orizzonte li celava alla mia vista; sembra che nelle mattine limpide le loro cime siano perfettamente visibili.

La Cattedrale di Otranto è Gotica, e secondo il costume pugliese ha anch’essa il suo Santuario sotterraneo. Le colonne sono di marmo e granito bellissimi. Il pavimento è una specie di rozzo mosaico chiamato comunemente saraceno. poiché lo si incontra in tutte le chiese fondate dai re normanni di Sicilia, gli artisti che lo crearono furono probabilmente saraceni, o perlomeno greci, loro allievi. Questi mosaici sono formati da pezzi di porfido, serpentino e cubi di vetro dorato, disposti a stelle, cerchi o scacchi. Ne sono bordati anche gli stalli del coro, e le colonnine tortili che sorreggono i pulpiti e i baldacchini sono adorni di una spirale dello stesso mosaico. E’ un peccato che tanta resistenza, compattezza e bellezza di materiali siano state prodigate per tali barbari disegni.

Otranto fu una colonia romana, come attesta una iscrizione che è anche la sola cosa antica di questa città. …”

“…Nel 1480 Lorenzo de’ Medici, per liberarsi degli attacchi del re di Napoli, convinse Maometto II ad invaderne il regno, e Otranto fu la malcapitata città in cui i Turchi sbarcarono. Fu assalita, invasa e saccheggiata. Il suo Vescovo venne ucciso sulla soglia della Chiesa; ottocento eminenti cittadini furono trascinati fuori le mura e massacrati; i loro corpi giacquero insepolti per dodici mesi, finché il Duca di Calabria riconquistò la città e fece dar loro sepoltura in terra consacrata. Circa cent’anni più tardi un devoto affermò che le loro ossa gli erano apparse in sogno, e sulla base di questa visione esse divennero per il popolo oggetto di venerazione come le reliquie dei primi Martiri. “

Tratto da “Travels in Two Sicilies 1777- 1780” del 1783, di Henry Swinburne. Testo italiano in “Viaggiatori inglesi in Puglia nel Settecento” Edizione curata da A.Cecere, Schena, 1989.

Otranto Cap. 2. In questo sito: Cap. 1 “Il Faro dell’Est”Cap. 3 “Lungo le Torri di Guardia”

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