Una delle interpretazione di Pinocchio,
a Collodi

Collodi (Pistoia). Carlo Lorenzini, il padre di Pinocchio che a Collodi deve lo pseudonimo col quale è diventato famoso in tutto il mondo, descrive il borgo in cui lui, fiorentino ma di madre originaria del luogo, era solito trascorrere la sua infanzia. Collodi descriveva Collodi nel suo libro “Il viaggio per l’Italia di Giannettino”:

“Passato Altopascio di poco, se vi voltate a sinistra, vedete in lontananza una lunga strisciata di vecchie casipole annerite dal tempo, che si arrampicano su per il dorso d’un’alta e ripida montagna, come un branco di pecore bigie. Quella strisciata di casipole è l’antico castello di Collodi”

Le Avventure di Pinocchio sembra una favola, o meglio lo è ma contiene un sacco di allegorie, spunti di riflessione sul tempo in cui è stata scritta. E’ abbastanza certo che Collodi fosse un uomo lunatico e bizzarro che, sfogava nel risentimento e nell’ironia la delusione di aver combattuto per un’unità nazionale che una volta raggiunta non lo soddisfaceva.

Pare abbia preso a pseudonimo Collodi scrivendo opuscoli per sollecitare l’annessione della Toscana al Piemonte. Si occupava di teatro ed era un cronista attento e in maturità riuscì, utilizzando la forma della fiaba, a realizzare un’opera completa.

Anche se la leggenda dice che ideò Pinocchio per caso, senza prevederne il successo – e che scrisse la storia in una notte per pagare certi debiti di gioco – (anche Lorenzini non era proprio un “ragazzo modello”) è più probabile, come viene riportato nel Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi, che “la chiave del personaggio collodiano potrebbe essere una notazione di occhi e nasi, bozzetti – certamente scritti in epoca anteriore a Pinocchio e pubblicati in volume solo nel 1881 – che sta forse a testimoniare come l’incontro del burattino con il suo autore sia avvenuto in modo meno occasionale di quanto non pretenda la leggenda”.

Difficile pensare che 36 capitoli siano stati scritto di getto, ancor più difficile se si legge con attenzione il testo.

A titolo di esempio basta ricordare “i medici” (un Corvo, una Civetta e un Grillo parlante) al capezzale di Pinocchio malato per rendersene conto: “…— Vorrei sapere da lor signori, — disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, — vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!… —”

“A quest’invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:— A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!

— Mi dispiace, — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega; per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.

— E lei non dice nulla? — domandò la Fata al Grillo parlante.— Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.. Del resto quel burattino lì, non m’è fisonomia nuova: io lo conosco da un pezzo! — Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il letto.  — Quel burattino lì — seguitò a dire il Grillo parlante — è una birba matricolata… —Pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito.— …”

Indubbio che con i tagli fatti dalla Disney nel suo cartone animato ( per l’appunto il Pinocchio malato, il funerale, i Gendarmi che lo vogliono arrestare, la vendita dei libri di scuola, i piedi bruciati nel fuoco, addirittura l’impiccagione … tutte cose molto lontane dal gusto americano) la memoria riporta ai più un ricordo edulcorato.

Dal 28 Marzo 2009 a Collodi è installata la statua del Pinocchio più alto del mondo ha un’altezza di 16 metri dalla testa ai piedi, 19 metri dal livello della strada, e pesa ben 9 tonnellate, 14 tonnellate se si considerano anche i piedi.

Il Pinocchio più alto del mondo,
Parco di Pinocchio

Collocato a fianco del Parco di Pinocchio in una posizione molto particolare: le mani infatti indicano Collodi Castello e la Villa Garzoni.

La madre di Carlo Lorenzini/Collodi, Angiolina Orzali, ha lavorato da ragazza a Villa Garzoni. Anche se diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l’illustre casato toscano dei Garzoni Venturi, e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze.

Qui conobbe Domenico Lorenzini, che lavorava come cuoco per gli stessi marchesi Ginori.

Il progetto è stato fortemente voluto dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi e l’Atelier Volet una storica ditta di carpenteria del cantone svizzero del Vaud più precisamente di St. Legier-la-Chiesaz, cittadina svizzera come il comune di Burtigny che grazie al beneplacito della locale Cooperativa dei boscaioli ha donato l’abete di 120 anni che è servito per la realizzazione della scultura lignea. Gli esperti dell’Atelier Volet hanno impiegato oltre 800 ore di lavoro per realizzare questa statua.

Villa Garzoni

Sotto al cappello di Pinocchio è custodita una copia dell’appello per sostenere il diritto dei bambini all’istruzione ed alla cultura le cui firme sono state consegnate al Parlamento Europeo.

Pinocchio e Mangiafuoco, Parco di Pinocchio

Diventato ora un messaggio di buona volontà non sfugge comunque alle sue interpretazioni, di fiaba e non, probabilmente come avrebbe voluto Carlo Lorenzini.

“E’ stata tua la colpa allora adesso che vuoi?
volevi diventare come uno di noi,
e come rimpiangi quei giorni che eri
un burattino senza fili
e invece adesso i fili ce l’hai!…”

“E adesso che ragioni come uno di noi
i libri della scuola non te li venderai
come facesti quel giorno
per comprare il biglietto e entrare
nel teatro di Mangiafuoco
quei libri adesso li leggerai!…

Edoardo Bennato, 1977 – E’ stata tua la colpa (da: Burattino senza fili)

Queste diverse interpretazioni sono forse la cosa che ha reso immortale questo racconto.

Benedetto Croce affermò: “il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”.

Le Avventure di Pinocchio, Febbraio 1883.

(Bambini, Burattini, Umanità, foto e testo #cisivedeingiro)

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